C’è stato un tempo in cui sono stato capace di surfare belle onde ma poi, senza un motivo valido, ho smesso. Troppo lavoro, troppo allenamento, troppa fatica, troppo freddo, troppe scuse buone, la lei di turno che si annoiava sulla spiaggia e mi faceva venire i sensi di colpa anche se diceva: «No tranquillo, tu vai. Vuoi andare? Vai, io sto qui sulla spiaggia a leggere un libro, tu vai tranquillo». E io ero sicuro che l’avrei pagata, che sarebbe arrivato il momento in cui mi avrebbe rinfacciato le ore passate sulla spiaggia ad aspettare anche se, a dirla tutta, ma chi gliel’aveva chiesto di aspettare col suo schifo di libro?
Ed è così che mi sono negato il surf per tanti anni. Poi è arrivato un martedì in cui avevo fissato un appuntamento dal doc, guarda caso surfista anche lui. E così, mentre mi stava facendo un’ecografia, si è parlato di onde e fantastiche avventure da vivere, poi a un certo punto mi ha detto:
«Ecco, questo non volevo vederlo».
«Ah».
«Hai da fare venerdì?».
Silenzio.
«Be’, qualsiasi cosa tu abbia da fare mi sa che la risposta giusta è no».
Ecco, poi il venerdì è diventato un lunedì, ma la sostanza non è cambiata. Nella mia vescica c’era un tumore.
Questo è l’incipit del primo capitolo del libro “Le onde viaggiano libere” edito nel dicembre 2019 da Scatole Parlanti. Il titolo originale era “Non morirò sul fondo” che, dopo un duro lavoro di creatività e di confronto, venne spostato al primo capitolo a favore di quello con cui poi è uscito e che, non casualmente, è il nome di una delle collane di Marginalia. Era un milione di anni fa, un’era pre-covid che oggi ci appare lontanissima. Eravamo diversi noi, soprattutto. Ricordo, di quel periodo, l’emozione violenta, l’eccitazione, la paura folle di non essere all’altezza, di non riuscire a vendere neanche una copia.
Il primo obiettivo per la verità era riuscire a trovare una casa editrice. Quando inviai il manoscritto così, random, approfittando di una lista di case editrici che avevo trovato su internet, speravo veramente di riuscirci. Purtroppo ciò non accadde, anzi, furono molte le EaP (Editrici a Pagamento) che mi contattarono perché sì, il libro è bello e interessante e bla bla bla. Tu ci dai 1000/2000/3000 euro e noi stampiamo 200/400/1000 copie e ti intervistiamo e ti portiamo alle fiere e bla bla bla. Ma io 1000/2000/3000 euro non li avevo e li avessi avuti non li avrei spesi, ci mancherebbe, così alla fine mi dissi vabbè, l’ho scritto, è venuto bene, sono soddisfatto, non ho i soldi per pubblicarlo, ve bene così. So che l’editoria è una giungla, ci ho provato, amen.
E invece un giorno ricevetti una telefonata da un numero sconosciuto e sorpresissima, mi mandarono un contratto bello, di quelli veri. Niente pagamento, un lavoro di editing fatto bene, una bella copertina. Un’amicizia nata allora con una persona bella, che dura ancora e durerà nel tempo. E poi eccolo arrivare finalmente a casa, con l’odore di carta e di inchiostro. La prima presentazione, che emozione! Tanta gente, tantissimi amici. Un grande momento.
E anche il secondo obiettivo, arrivare alle cento copie vendute, fu presto superato e allora via, si brinda ragazzi! Il covid ha poi frenato un po’ tutto, presentazioni finite e contatti personali a singhiozzo. Ma il libro continua ad andare e a piacere, l’ultima copia l’ho venduta la settimana scorsa, pensa te e forse anche a trecento ci siamo arrivati, non so.
Tutto questo panegirico per dire che il contratto con Scatole Parlanti è scaduto e la seconda edizione di “Le onde viaggiano libere” sarà edito da Marginalia, ci mancherebbe. Cambieremo la copertina, faremo degli aggiustamenti al testo. Piccoli refusi e qualche minimo cambiamento ma proprio minimo, perché il libro è bello così e merita di rinascere con il suo odore di carta e di inchiostro ma con un altro vestito addosso.
