Passo e tiro – La vita felice di Davide Ancilotto
Aveva 23 anni ed era il giovane talento più interessante del basket italiano. La vita di Davide Ancilotto si è interrotta all’improvviso il 24 agosto 1997 quando, durante un’amichevole, un malore improvviso lo ha stroncato. Ma il suo ricordo è sempre rimasto fortissimo in tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita. Vissuta di corsa, “come se sapesse di avere poco tempo a disposizione”, racconta il papà Gianni.
Conosciamo così il giocatore, con la sua fantasia e il suo immarcabile “passo e tiro”, e il ragazzo, un’esplosione di vitalità sempre pronto agli scherzi e a slanci di generosità con la sua autenticità, in campo e fuori. Ed emerge chiaramente come abbia lasciato un ricordo molto forte in chiunque lo abbia incontrato.
Con le testimonianze, tra le altre, di Flavio Tranquillo, Davide Pessina, Riccardo Pittis, Vincenzo Esposito, Fabrizio Ambrassa, Claudio Acunzo, Alessandro Tonolli, Dusko Vujosevic, Andrea Mazzon, Attilio Caja e tanti altri personaggi del basket, si viaggia dai primi passi a Mestre, alla decisione di lasciare la famiglia per andare a Desio, dove scopre la serie A e s’impone come uno dei giovani italiani più interessanti. Arriveranno gli scudetti juniores con la mitica “sporca dozzina” di Caserta, la consacrazione a Pistoia, la chiamata di Roma, rampa di lancio di una carriera e di una vita spezzata troppo presto e che non è mai troppo tardi per raccontare.