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Sogno o son desto

Era là immobile, sul bordo del cornicione sul tetto del palazzo più alto. Immobile guardava in basso verso la lunga strada dritta come la Fifth Avenue di New York e scorgeva il nero dell’asfalto lì in basso che mano mano si allontanava prendeva il colore dell’oro del sole al tramonto. E quando il sole in fondo alla strada incastonata tra i palazzi, toccò l’orizzonte, fu allora che aprì le braccia e si lasciò andare nel vuoto. E le braccia furono ali e planò così, nel tramonto dorato, virato dolcemente prima a destra e poi a sinistra per riprendere la giusta rotta. E assaporò il vento nei capelli e mentre sorvolava la città, così, inaspettatamente tutto finì.

«Cazzo che sogno – esclamò sorpreso tirandosi su sul letto – questo me lo devo scrivere che può essere un buono spunto che prima o poi tornerà utile».

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